Servizi sanitari, cresce il divario Nord-Sud

I dati di uno studio Svimez. Che succederà con il via libera all’autonomia differenziata?

7 Febbraio 2024

Viaggi della speranza e fuga dal Sud? Comunque lo si chiami continua a crescere il fenomeno che vede molti cittadini scegliere di ricevere assistenza nelle strutture sanitarie del Centro e del Nord, soprattutto per curare le patologie più gravi.

Fuga dal Sud, il divario tra le regioni

Il Sud rispetto al Nord mostra una serie di criticità con una sostanziale differenza nei servizi, come nella spesa pubblica regionale. A evidenziarlo è il report Svimez, realizzato in collaborazione con Save the Children, che mostra come al Sud i servizi di prevenzione e cura siano più carenti, la spesa pubblica sanitaria sia minore, le distanze da percorrere per ricevere assistenza più lunghe, soprattutto per le patologie più gravi.

L’incidenza del divario con l’autonomia differenziata

Il divario è destinato a crescere ulteriormente con l’autonomia differenziata. Tutte le Regioni a Statuto ordinario potrebbero infatti richiedere il trasferimento di funzioni, risorse umane, finanziarie e strumentali in una serie di ambiti. Se si pensa che già ora otto regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti rispetto ai livelli richiesti, secondo il report l’autonomia differenziata farebbe solo aumentare il divario territoriale tra Nord e Sud, ampliando le disuguaglianze interregionali nelle condizioni di accesso al diritto alla salute.

Un divario presente sin dalla nascita

Ma le differenze territoriali sono evidenti già dalla nascita, ribadisce Save the Children. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) pari a 1,8 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, è quasi doppio in Sicilia (3,3). A questo si aggiunge che già prima della pandemia, il numero dei consultori familiari si era andato assottigliando, con la conseguente carenza di presidi territoriali di prossimità fondamentali per sostenere la salute e il benessere materno-infantile.

Nel confronto europeo d’altra parte il nostro sistema sanitario risulta sottodimensionato per stanziamenti di risorse pubbliche (in media 6,6 per cento del PIL contro il 9,4 per cento di Germania e l’8,9 per cento di Francia), a fronte di un contributo privato comparativamente elevato (24 per cento della spesa sanitaria complessiva, quasi il doppio di Francia e Germania).

Fuga dal Sud, i dati

Nel 2022 a “fuggire” dal Sud per ricevere assistenza in strutture sanitarie del Centro e del Nord, era il 44% della popolazione del Mezzogiorno. Per le patologie oncologiche, il 22% del totale dei pazienti, si è spostato per ricevere cure in un SSR del Centro o del Nord, mentre solo lo 0,1 per cento del totale ha fatto il viaggio inverso. Terza la Sicilia con il 16,5% dopo Calabria (43%) e Basilicata (25%).  

Save the Children evidenzia numeri crescenti anche nelle migrazioni sanitarie pediatriche da Sud verso il Centro-Nord, segno di carenze o di sfiducia nel sistema sanitario delle regioni del Mezzogiorno: l’indice di fuga nel 2020 si attesta in media all’8,7 per cento a livello nazionale. In particolare, un terzo dei bambini e degli adolescenti si mette in viaggio dal Sud per ricevere cure per disturbi mentali o neurologici, della nutrizione o del metabolismo nei centri specialistici convergendo principalmente a Roma, Genova e Firenze, sedi di Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) pediatrici.

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