Nucleare depositi di scorie in Sicilia?

Due comuni del Trapanese nella lista delle 51 aree idonee. Ma è protesta. Levata di scudi anche nel resto d’Italia

20 Febbraio 2024

Se fosse costruito un deposito di scorie nucleari vicino casa tua come reagiresti? L’idea a molti non piace tanto che in il Comune di Genzano, in Basilicata, ha presentato ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento della proposta che lo vede coinvolto.

Ma non è l’unica levata di scudi contro il provvedimento che è contenuto all’interno del decreto energia recentemente approvato. Malumori si percepiscono anche in Sicilia. Tra i siti al momento contenuti nella Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee ce ne sono due in provincia di Trapani, ovvero Fulgatore e Segesta.

Complessivamente la Cnai ha individuato 51 siti in Italia, di cui 21 nel Lazio, 10 in Basilicata, 5 tra Basilicata e Puglia, 5 in Piemonte, 2 appunto in Sicilia, 8 in Sardegna. Uno di questi verrà scelto per realizzare il deposito definitivo dove verranno sepolte le scorie nucleari presenti in Italia.

Depositi di scorie nucleari, le proteste

La prima levata di scudi porta la data del 6 gennaio 2021. Ossia quando la Sogin, la società pubblica del nucleare, decise di includere anche la Sicilia nella Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. 

A distanza di tre anni, ecco che la questione sembra assumere sempre più il carattere dell’emergenza: il ministero dell’Ambiente, infatti, ha pubblicato l’elenco delle 51 zone dove poter realizzare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico.

I primi ad insorgere sono stati i sindaci Giacomo Tranchida e Francesco Groppuso, che governano rispettivamente le città di Trapani e di Calatafimi-Segesta, entrambi stupidi dal fatto di essere stati inseriti nell’elenco delle aree papabili considerato che la zona risponde a ben sette criteri che la stessa Sogin indica come motivi di esclusione. C’è un parco archeologico, la vicinanza al mare, la sismicità della zona, la presenza di un aeroporto militare.

A promettere proteste serrate e barricate sono anche gli industriali con il presidente di Sicindustria Trapani, Vito Pellegrino e i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Trapani, mentre il no della politica è bipartisan: dalla Democrazia cristiana ai 5 Stelle fino all’ex assessore regionale leghista ai Beni culturali Alberto Samonà.

Le scorie nucleari in Italia

L’Italia non ha centrali nucleari. Lo ha deciso con un referendum nel 1987. Tuttavia ha rifiuti radioattivi da smaltire e una soluzione efficiente da trovare, considerato che attualmente le scorie vengono stoccate in venti diversi depositi sparsi sul territorio. Una gestione inefficiente e oltremodo costosa per lo Stato.

Ecco che nasce il progetto di un deposito nazionale, in un’area di 110 ettari dove conservare 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi che solo dopo 300 anni avranno “valori di radioattività trascurabili”. I fondi per la sua costruzione sono garantiti dallo Stato, oltre a diversi incentivi, tra cui un fondo di compensazione da 15 milioni di euro, per l’area che lo ospiterà. Inoltre, il deposito avrà un’importante ricaduta occupazionale con oltre 4.000 persone all’anno nei quattro anni previsti per la sua costruzione e circa 700 addetti nel quarantennio di esercizio. Non solo. Il progetto prevede anche la realizzazione di un parco tecnologico con un centro di ricerca per studiare nuove tecniche di smantellamento delle centrali nucleari, gestione dei rifiuti radioattivi e salvaguardia ambientale.

Sembrano tutti vantaggi significativi, ma non abbastanza necessari per le aree individuate in Italia dalla statale Sogin tutte contrarie all’idea di avere rifiuti radioattivi nel proprio territorio. Così con il decreto Energia il governo ha dato la possibilità di autocandidarsi per la costruzione del deposito anche ai comuni non presenti tra i luoghi idonei. Una decisione che di fatto ha sconfessato il lungo lavoro di selezione delle aree idonee fatto finora da Sogin. La partita dunque non è ancora chiusa.

Approfondisci