Il futuro del vino siciliano passa dal suo passato remoto?

Per fronteggiare il cambiamento climatico è stato finanziato un progetto per il recupero di alcuni vitigni che si coltivavano nell’Isola molti anni fa

15 Aprile 2024

In questi giorni le eccellenze del vino siciliane faranno grande pubblicità alla nostra Isola al VinItaly, come ogni anno. Ma anche alla più grande manifestazione nazionale della vitivinicoltura italiana non passerà sotto traccia il tema del cambiamento climatico, che sta modificando in maniera pesante il modo di coltivare la vite, di fare il vino, persino i periodi della vendemmia.

Per cercare di trovare un argine a questa situazione nasce il progetto Bi.Vi.Si – biodiversità vinicola siciliana, un progetto finanziato dall’Europa, su cui si stanno spendendo il consorzio di tutela vini Doc siciliani, i docenti dell’università di Palermo, quelli dell’università di Milano e diverse aziende leader nel settore vitivinicolo siciliano. 

L’idea è quella di fronteggiare i cambiamenti presenti e futuri guardando al passato, con il recupero di alcuni vitigni come Lucignola, Nocera, Vitrarolo, che si coltivavano in Sicilia decine e decine di anni fa, soppiantati nel tempo da varietà più “alla moda”, e che nonostante tutto sono riusciti a sopravvivere in condizioni pressoché estreme, a volte anche in territori dove la viticoltura non era praticata più da anni.

Questo spirito di resilienza, unito alle moderne tecniche di vinificazione, ha fatto riscoprire dei vini che sono pronti alla prova del mercato, dove non temono il confronto con varietà più note e promettono in qualche modo di dare nuovo respiro a tutto il comparto dell’uva e del vino siciliano con prodotti di ottima qualità e con una rinnovata resistenza.

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